
23/10/2026
Restauro auto d’epoca, l’intelligenza artigianale che sfida il futuro
Dino Collazzo
Il valore dell’esperienza pratica per formare i nuovi artigiani
Anche il mondo del restauro dell’auto d’epoca ha la sua ia. È l’“intelligenza artigianale” che invece di sfruttare algoritmi e dati, si basa sulla professionalità di autoriparatori esperti e restauratori dotati di competenze tecniche tradizionali, pazienza e conoscenza storica. Un sapere pratico che rischia però di scomparire se non viene trasmesso alle nuove generazioni.
È proprio da questa consapevolezza che ha preso le mosse l’incontro “L’arte del restauro” tenutosi ad Auto e moto d’epoca e a cui hanno partecipato Giovanni Battista Tombolato, vicepresidente di Aci Storico, Nicola Verdicchio, responsabile Accademia restauro veicoli storici e Cna Padova, Simone Marchioni, restauratore, Andrea Agnoletto, docente Accademia restauro veicoli storici e Gianmarco Rossi, specialista nel settore degli pneumatici per auto d’epoca. Durante il dibattito i relatori hanno sottolineato l’importanza dell’esperienza pratica e di come rappresenti un elemento insostituibile per questo settore: alcune capacità, come riconoscere la risposta di una lamiera a un colpo di martello o individuare la tecnica corretta per una lavorazione, non possono essere apprese esclusivamente sui libri. Servono affiancamento, esercizio e contatto diretto con chi possiede già queste conoscenze. “Nonostante la diffusione di strumenti digitali, software di progettazione, scanner e macchinari automatizzati, la capacità degli artigiani di modellare e lavorare il metallo resta fondamentale – ha precisato Agnoletto –. La tecnologia può offrire nuove possibilità, ma non cancella il valore della conoscenza pratica. Il futuro del restauro passa anche dalla capacità di conservare e rinnovare queste abilità”.
Da qui l’importanza di stage e percorsi di apprendimento in officina, strumenti fondamentali per avvicinare gli studenti alla realtà del lavoro e favorire il passaggio di competenze tra generazioni. “Nel caso del restauro delle auto d’epoca servono percorsi formativi più integrati e un sostegno istituzionale più strutturato – ha detto Verdicchio –. L’obiettivo è evitare che le attività artigiane siano costrette a chiudere non per mancanza di clienti, ma per l’assenza di un ricambio generazionale”. Se infatti si guarda al lato economico del settore, ciò che emerge è un mercato ad alto valore. Stando agli ultimi dati Aci, in Italia ci sono 4,3 milioni di auto storiche per la cui manutenzione vengono spesi ogni anno 5,2 miliardi di euro. Numeri che dimostrano come questa nicchia goda di una salute di ferro. “Senza artigiani preparati, le automobili rischiano di diventare oggetti da ammirare, ma sempre più difficili da mantenere efficienti e funzionanti – ha sottolineato Tombolato –. La sfida riguarda l’intero sistema. Scuole, imprese, associazioni di categoria e istituzioni devono collaborare per rendere accessibili i percorsi formativi, valorizzare il lavoro manuale e favorire il ricambio generazionale”.
È proprio da questa consapevolezza che ha preso le mosse l’incontro “L’arte del restauro” tenutosi ad Auto e moto d’epoca e a cui hanno partecipato Giovanni Battista Tombolato, vicepresidente di Aci Storico, Nicola Verdicchio, responsabile Accademia restauro veicoli storici e Cna Padova, Simone Marchioni, restauratore, Andrea Agnoletto, docente Accademia restauro veicoli storici e Gianmarco Rossi, specialista nel settore degli pneumatici per auto d’epoca. Durante il dibattito i relatori hanno sottolineato l’importanza dell’esperienza pratica e di come rappresenti un elemento insostituibile per questo settore: alcune capacità, come riconoscere la risposta di una lamiera a un colpo di martello o individuare la tecnica corretta per una lavorazione, non possono essere apprese esclusivamente sui libri. Servono affiancamento, esercizio e contatto diretto con chi possiede già queste conoscenze. “Nonostante la diffusione di strumenti digitali, software di progettazione, scanner e macchinari automatizzati, la capacità degli artigiani di modellare e lavorare il metallo resta fondamentale – ha precisato Agnoletto –. La tecnologia può offrire nuove possibilità, ma non cancella il valore della conoscenza pratica. Il futuro del restauro passa anche dalla capacità di conservare e rinnovare queste abilità”.
Da qui l’importanza di stage e percorsi di apprendimento in officina, strumenti fondamentali per avvicinare gli studenti alla realtà del lavoro e favorire il passaggio di competenze tra generazioni. “Nel caso del restauro delle auto d’epoca servono percorsi formativi più integrati e un sostegno istituzionale più strutturato – ha detto Verdicchio –. L’obiettivo è evitare che le attività artigiane siano costrette a chiudere non per mancanza di clienti, ma per l’assenza di un ricambio generazionale”. Se infatti si guarda al lato economico del settore, ciò che emerge è un mercato ad alto valore. Stando agli ultimi dati Aci, in Italia ci sono 4,3 milioni di auto storiche per la cui manutenzione vengono spesi ogni anno 5,2 miliardi di euro. Numeri che dimostrano come questa nicchia goda di una salute di ferro. “Senza artigiani preparati, le automobili rischiano di diventare oggetti da ammirare, ma sempre più difficili da mantenere efficienti e funzionanti – ha sottolineato Tombolato –. La sfida riguarda l’intero sistema. Scuole, imprese, associazioni di categoria e istituzioni devono collaborare per rendere accessibili i percorsi formativi, valorizzare il lavoro manuale e favorire il ricambio generazionale”.




