
18/09/2026
Settimana Europea della Mobilità: la manutenzione dei veicoli come strategia per la sostenibilità
Dino Collazzo
Dalla riduzione dei consumi al recupero dei materiali, dagli pneumatici ricostruiti al remanufacturing: sono alcuni dei macro-temi che saranno al centro della 31° edizione di Autopromotec
Nell’industria automotive la parola sostenibilità si identifica spesso con elettrificazione. Ma la transizione verso una mobilità a basso impatto ambientale non passa soltanto dal tipo di motore che c’è sotto il cofano. Lo sanno bene le aziende dell’aftermarket automotive che da sempre investono in risparmio delle risorse, rigenerazione, circolarità, e ottimizzazione dei cicli produttivi. Temi che saranno al centro della 31° edizione di Autopromotec.
Un elemento che gioca un ruolo importante, anche se meno evidente, è la manutenzione del veicolo durante tutto il suo ciclo di vita. Un’auto con pneumatici alla giusta pressione, freni, filtri e lubrificanti adeguati e sistemi di alimentazioni in condizioni ottimali riduce consumi ed emissioni. Non solo. Individuare in tempo anomalie e usure, grazie alla manutenzione predittiva, evita di trasformare un piccolo problema in un guasto più grave, con il risultato di dover poi sostituire più componenti. Allungare la vita utile di un componente significa quindi evitare, quando tecnicamente possibile, di sostituirlo prima del necessario. Ed è qui che entra in gioco l’economia circolare.
Metalli, plastiche, gomme e altri materiali provenienti da prodotti a fine vita possono essere recuperati e reimmessi nei processi produttivi sotto forma di materie prime seconde. L’utilizzo di materiali riciclati contribuisce così a ridurre il ricorso a risorse vergini e a valorizzare ciò che, in un modello lineare, sarebbe destinato a diventare rifiuto. Un esempio concreto arriva dal mondo degli pneumatici. La ricostruzione consente di recuperare una carcassa ancora idonea e applicare un nuovo battistrada, così da dare una nuova vita allo pneumatico. In questo modo si valorizza una parte significativa del prodotto originario e si riduce il fabbisogno di materie prime. Un processo che richiede naturalmente elevati standard produttivi e rigorosi controlli di qualità, ma che rappresenta una delle applicazioni più immediate dei principi dell’economia circolare.
Ancora più attuale è il tema del remanufacturing, la rigenerazione industriale dei componenti, che insieme a quanto previsto dalla normativa sui veicoli fuori uso (End-of-life vehicles, Elv) consente il recupero delle componenti riutilizzabili. Nel caso del remanufacturing, non si tratta semplicemente di riparare un pezzo usurato: il componente viene smontato, pulito, ispezionato e sottoposto a un processo di recupero nel quale le parti non più idonee vengono sostituite. Al termine, il prodotto viene riassemblato e riportato a condizioni prestazionali definite dal processo di rigenerazione. Motori, cambi, alternatori, motorini d’avviamento, pompe e numerosi componenti elettronici possono essere interessati da questo approccio. Il principio è semplice: recuperare valore prima di produrre nuovo valore.
In termini ambientali, questo può significare ridurre il consumo di materie prime e di energia associato alla produzione di un componente ex novo, oltre a prolungare la vita dei materiali già presenti nella filiera. In questo scenario anche l’officina cambia ruolo. Non è più soltanto il luogo dove si ripara un veicolo, ma diventa uno dei nodi della filiera circolare: dalla diagnosi accurata alla manutenzione preventiva, dalla scelta del ricambio alla raccolta e gestione corretta di oli, batterie, pneumatici e componenti sostituiti. La vera sfida, dunque, è superare il modello “usa e sostituisci” e costruire una filiera capace di mantenere prodotti e materiali in circolazione il più a lungo possibile.
Un elemento che gioca un ruolo importante, anche se meno evidente, è la manutenzione del veicolo durante tutto il suo ciclo di vita. Un’auto con pneumatici alla giusta pressione, freni, filtri e lubrificanti adeguati e sistemi di alimentazioni in condizioni ottimali riduce consumi ed emissioni. Non solo. Individuare in tempo anomalie e usure, grazie alla manutenzione predittiva, evita di trasformare un piccolo problema in un guasto più grave, con il risultato di dover poi sostituire più componenti. Allungare la vita utile di un componente significa quindi evitare, quando tecnicamente possibile, di sostituirlo prima del necessario. Ed è qui che entra in gioco l’economia circolare.
Metalli, plastiche, gomme e altri materiali provenienti da prodotti a fine vita possono essere recuperati e reimmessi nei processi produttivi sotto forma di materie prime seconde. L’utilizzo di materiali riciclati contribuisce così a ridurre il ricorso a risorse vergini e a valorizzare ciò che, in un modello lineare, sarebbe destinato a diventare rifiuto. Un esempio concreto arriva dal mondo degli pneumatici. La ricostruzione consente di recuperare una carcassa ancora idonea e applicare un nuovo battistrada, così da dare una nuova vita allo pneumatico. In questo modo si valorizza una parte significativa del prodotto originario e si riduce il fabbisogno di materie prime. Un processo che richiede naturalmente elevati standard produttivi e rigorosi controlli di qualità, ma che rappresenta una delle applicazioni più immediate dei principi dell’economia circolare.
Ancora più attuale è il tema del remanufacturing, la rigenerazione industriale dei componenti, che insieme a quanto previsto dalla normativa sui veicoli fuori uso (End-of-life vehicles, Elv) consente il recupero delle componenti riutilizzabili. Nel caso del remanufacturing, non si tratta semplicemente di riparare un pezzo usurato: il componente viene smontato, pulito, ispezionato e sottoposto a un processo di recupero nel quale le parti non più idonee vengono sostituite. Al termine, il prodotto viene riassemblato e riportato a condizioni prestazionali definite dal processo di rigenerazione. Motori, cambi, alternatori, motorini d’avviamento, pompe e numerosi componenti elettronici possono essere interessati da questo approccio. Il principio è semplice: recuperare valore prima di produrre nuovo valore.
In termini ambientali, questo può significare ridurre il consumo di materie prime e di energia associato alla produzione di un componente ex novo, oltre a prolungare la vita dei materiali già presenti nella filiera. In questo scenario anche l’officina cambia ruolo. Non è più soltanto il luogo dove si ripara un veicolo, ma diventa uno dei nodi della filiera circolare: dalla diagnosi accurata alla manutenzione preventiva, dalla scelta del ricambio alla raccolta e gestione corretta di oli, batterie, pneumatici e componenti sostituiti. La vera sfida, dunque, è superare il modello “usa e sostituisci” e costruire una filiera capace di mantenere prodotti e materiali in circolazione il più a lungo possibile.




