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Maggio 2020

Un anno da dimenticare

Gennaro Speranza - Econometrica

Per l’industria automotive il 2020 rischia di essere ricordato come il più difficile della sua storia
Il 2020 rischia di essere ricordato negli annali dell’industria come il più difficile della sua storia: per la filiera dell’automobile la sfida che le pone di fronte la pandemia di coronavirus è senza precedenti. A dir la verità, già prima dell’emergenza in atto la situazione del mercato dell’auto non era proprio rassicurante, in coerenza con un quadro economico in stagnazione. Nel nostro Paese, ad esempio, dopo un anno chiuso in negativo, il 2019, a livello di immatricolazioni il mese di gennaio aveva aperto il 2020 segnando il -5,9%, mentre a febbraio il calo è stato ancora più marcato (-8,8%).
 
L’impatto della pandemia ha dato poi un ulteriore colpo di grazie al settore, non solo nel nostro Paese ma in tutti i mercati esteri. In marzo le immatricolazioni di autovetture in Italia hanno subito un calo dell’85,4%, attestandosi a quota 28.326 unità, un livello paragonabile a quelli dei primi anni ’60 del secolo scorso quando il processo di motorizzazione di massa nel nostro Paese stava muovendo i primi passi. I dati di aprile non hanno potuto far altro che peggiorare. Il lockdown pressoché totale delle attività commerciali e produttive ha portato i volumi di nuove targhe ai tempi di guerra. Il calo è stato ben del 97,5%. Le previsioni per i prossimi mesi sono di cali analoghi o superiori fino a che durerà l’emergenza. L’Unrae stima per il 2020 una diminuzione di 300.000 fino a 600.000 auto rispetto all’anno scorso, quando furono circa due milioni le vetture nuove immatricolate. Il calo del mercato dell’auto nel 2020 sarà ad ogni modo veramente severo e dipenderà sia da come verrà affrontata l’emergenza nei prossimi mesi sia dalle misure che si adotteranno per rilanciare la domanda a emergenza finita.
 
Il terremoto del coronavirus ha impattato duramente anche sulla produzione, costringendo i colossi dell’auto a rivedere le loro tabelle di marcia e a chiudere temporaneamente le fabbriche per via delle restrizioni e delle misure di sicurezza adottate dalle autorità locali per controllare la diffusione dell’epidemia. A marzo (ultimo dato disponibile) l’indice della produzione dell’industria automotive italiana si è ridotto del 55,8% su marzo 2019, quello della produzione di autoveicoli del 62,6% e quello della componentistica del 48,7%. Anche la filiera dell’assistenza auto ha accusato duramente il colpo della pandemia, con la crisi che ha rallentato di molto le attività di autoriparazione. Da un’indagine dell’Osservatorio Autopromotec condotta in aprile su un campione rappresentativo di autofficine, emerge infatti che ben il 95% degli autoriparatori ha dichiarato che l’attività si è mantenuta su livelli bassi, mentre appena il 5% ha segnalato un normale livello di attività e solo l’1% degli autoriparatori ha indicato alti livelli di attività.
 
Insomma, l’anno 2020 sarà molto difficile a causa del coronavirus per il settore automotive e possiamo dire che passerà comunque alla storia come lo spartiacque tra “l’auto prima del coronavirus” e “l’auto dopo il coronavirus”. I dati che fin qui abbiamo citato confermano che gli strascichi del lockdown sono ben lungi dall’essere esauriti, e che la crisi del mercato rischia di diventare un’onda lunga che non smetterà di produrre effetti anche nei prossimi mesi. L’impatto della crisi è già devastante e potrà esserlo ancora di più anche perché colpisce una filiera, quella automotive, che ha imponenti investimenti ed elevati costi fissi in termini occupazionali e di strutture, arrivando a rappresentare da sola circa l’11% del Pil nazionale.





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