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Aprile 2020

Nella morsa del lockdown

Guido Gambassi

La pandemia da Covid-19 ha innescato una crisi economica che per le officine si tradurrà, secondo GiPA, in un calo di fatturato a fine anno del 20 per cento
Il mondo intero sotto scacco di una forma di vita inferiore. In una escalation di inaspettata e spiazzante velocità, l’epidemia di Coronavirus, il Covid-19, nel giro di poche settimane è passata dall’essere – almeno nella percezione comune – un fenomeno cinese di portata pressoché locale a investire tutti i paesi come la pandemia più grave della nostra storia recente, che mette sotto i nostri occhi l’inizio di una crisi economica che sicuramente possiamo definire senza precedenti negli ultimi decenni: al momento le previsioni per il Pil italiano sono di un -6% per il 2020, e di un -10% per il secondo trimestre. Una crisi che sarà molto più profonda di quella del 2008, perché il blocco economico prodotto dal Covid-19 investe in modo trasversale quasi tutti i settori produttivi, e riguarda tutti i paesi del mondo, con le dovute differenze in termini di tempistiche, gravità degli effetti e delle ricadute. Effetti e ricadute che sono per ora a stento immaginabili, e certamente non quantificabili, con il bilancio dei malati e delle vittime che cambia di ora in ora, con le borse di tutto il mondo che corrono su (poco) e giù (molto più spesso) a ogni annuncio, e con un’Unione europea divisa fra atteggiamenti opposti nei confronti delle misure da adottare contro la crisi, e di cui al momento in cui scriviamo non sono chiare le intenzioni.

In Italia, i vari decreti del presidente del consiglio che si sono susseguiti nel mese di marzo hanno introdotto blocchi graduali agli spostamenti dei cittadini e all’attività delle imprese; in base al principio di mantenere operativi tutti i servizi necessari al funzionamento delle attività indispensabili i servizi di autoriparazione sono sempre rimasti liberi di restare aperti, mentre dopo un iniziale permesso sono state successivamente chiuse le attività di produzione di articoli in gomma, fra cui  ovviamente i pneumatici, e a cascata anche le attività di ricostruzione. Per tutte le aziende che sono state chiuse resta però la possibilità di proseguire l’attività, previa comunicazione alla Prefettura in cui l’azienda segnala la necessità di lavorare per garantire servizi ad altre aziende o enti di importanza strategica. Resta il fatto che a causa del lockdown nazionale il lavoro di tutte le officine ha visto una riduzione davvero drastica. Secondo stime effettuate da GiPA Italia rese note a inizio aprile il 65% delle officine, a metà marzo, erano chiuse o intenzionate a chiudere a breve; alla fne di marzo il dato era salito all’80%, sebbene molte attività siano poi rimaste aperte. Per quanto riguarda le previsioni economiche GiPA stima per le officine un calo d fatturato del 65% nel mese di marzo (che ha comunque visto la prima settimana di regolare attività) e addirittura un calo del 92% per il mese di aprile. Questi due mesi, da soli, proiettano un calo del 20% sul fatturato dell’intero anno. Ma la perdita effettiva sarà senz’altro molto superiore: secondo il sentimento degli operatori infatti il mese di maggio sarà ancora, bene che vada, pari al 55% della normale attività di officina, prevedendo un recupero a giugno (84% dell’attività consueta) e a luglio (91%). Se l’economia italiana dovesse ripartire nel corso del maggio le stime indicano solo per settembre una ripresa a pieno regime del lavoro per gli autoriparatori, mentre è molto probabile che saranno tante le aziende del settore che rimarranno aperte anche in agosto per cercare di limitare i danni.

All’interno della categoria dell’autoriparazione, un’incognita particolarmente pesante è quella che grava sui gommisti: il cambio gomme stagionale infatti è oggetto di grandi incertezze, alimentate da notizie confuse sulla liceità dello spostamento in officina (il cambio gomme stagionale è motivo sufficiente per uscire di casa?) e posizioni discordanti sull’opportunità di chiedere una proroga dei termini di legge previsti per lo smontaggio delle coperture invernali. Per quanto riguarda le revisioni obbligatorie, invece, con il decreto legge 18/2020 noto come “Cura Italia” tutte le revisioni che avevano scadenza entro il 31 luglio vengono prorogate al 31 di ottobre.





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