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Novembre 2020

Rinnovo Ber: la Ue avvia una consultazione tra tutti i portatori d'interesse

Massimo Brunamonti

L'indagine, il cui esito è atteso per il 25 gennaio 2021, ha lo scopo di verificare se il Ber ha ottenuto i risultati attesi
Correva l’anno 2002 quando, tra la sorpresa di molti, l’Unione europea adottò il Regolamento 1400/2002 (noto come “Ber – Block Exemption Regulation”) che tanto ha influenzato tutto il settore dell’autoriparazione. Il Regolamento, da noi meglio noto come “Decreto Monti” dal nome dell’allora Commissario alla concorrenza Mario Monti, ha rappresentato una svolta epocale: se da un lato ha introdotto deroghe al blocco degli accordi verticali nella vendita, di per sé banditi dalle leggi sulla libera concorrenza, dall’altro ha introdotto regole mai viste prima a garanzia della concorrenza nel post-vendita, cosa questa accolta con molta soddisfazione soprattutto dagli operatori indipendenti. Che l’impatto del Regolamento sia stato importante e positivo lo dimostra il suo rinnovo avvenuto nel 2010. Anche qui, contro le aspettative di molti, la Commissione europea, con il Regolamento 461/2010 (noto come “nuova Ber”), ha ritenuto opportuno continuare a proteggere il settore dell’autoriparazione contro possibili posizioni dominanti. E adesso siamo alla fase successiva; il Regolamento 461/2010 scade nel 2023. Cosa seguirà? La Commissione europea ha già lanciato le indagini necessarie per l’eventuale passo successivo.

Dopo una prima consultazione ristretta a inizio anno, a metà ottobre è stata lanciata una consultazione pubblica con tutti i portatori di interessi e operatori del settore allo scopo di verificare se il Ber ha ottenuto i risultati attesi. La consultazione, che avrà termine il 25 gennaio 2021, che sta raccogliendo una nutrita partecipazione data la portata della questione, si snoda su criteri di valutazione che coprono tutti gli aspetti del tema: l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi, l’efficienza in termini di costi/benefici, l’attualità del problema, la coerenza con il corpo legislativo europeo e il valore aggiunto generato. Il risultato della consultazione e le conseguenti valutazioni da parte della Commissione sono tutt’altro che scontate. Lo scenario è aperto a qualsiasi conclusione: dal mero rinnovo così com’è, alla modifica, fino anche alla possibile decadenza senza rimpiazzo. Qualsiasi sia la scelta le conseguenze dirette e indirette non saranno secondarie. Facciamo un semplice esempio: i regolamenti di omologazione dei veicoli a motore (ultimo il Regolamento 858/2018); se essi includono prescrizioni sull’accesso alla porta Obd, questo lo dobbiamo al Ber. Se non ci fosse stato il Ber e la sua attenzione all’esigenza della libera concorrenza in attuazione dei Trattati europei, forse non ci sarebbe neppure stato l’858 così come lo conosciamo ora. Ma ciononostante, in barba alle esplicite prescrizioni, sempre più costruttori di auto e di veicoli commerciali stanno introducendo limitazione e discriminazione all’accesso alla porta Obd di dubbia legittimità (“Egea incontra la Commissione europea sull’accesso alla porta Obd”). E le considerazioni collegate non si fermano qui. Facciamone un’altra a titolo di esempio: pensiamo al ruolo crescente che la mobilità condivisa sicuramente giuocherà nel futuro molto prossimo. Mobilità condivisa significa auto in affitto, a noleggio lungo o breve, a multi-utenza ed altro. Questo significa flotte gestite da operatori specializzati. E queste flotte chi le assiste e le manutiene e a che condizioni? In un tale scenario la tentazione di acquisire una posizione di mercato dominante è sicuramente allettante ed è pertanto sempre più necessario che il legislatore non abdichi al suo ruolo di tutore della libera concorrenza nell’interesse dei cittadini europei.

La vastità e complessità della materia, che investe il settore nella sua totalità, è estremamente delicata e il processo di elaborazione seguirà fasi successive durante le quali il confronto sarà sicuramente serrato. Le implicazioni di un tale regolamento sono tali che dovrà essere pesata ogni singola frase e parola che, se sbagliata, può immediatamente causare implicazioni dannose alla competitività o all’esistenza stessa degli operatori indipendenti. Le associazioni di categoria, nessuna esclusa, sono già tutte al lavoro qualsiasi sia il fronte, tutte quante ovviamente a difesa dei propri interessi; sarà interessante vedere quali saranno le varie istanze. Siamo abituati a questa dinamica: la Commissione europea è solita ascoltare i rappresentanti pubblici ed organizzati, quali Egea, delle varie categorie, iscritti nei registri dei portatori di interesse e pertanto autorizzati a far sentire la propria voce. Ci auguriamo che il confronto continui in modo aperto e pubblico a garanzia che la sintesi del legislatore interpreterà le effettive necessità dei cittadini.





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